Come ogni anno è personale consuetudine scrivere un piccolo articolo sulla mia più interessante uscita fotografica. L’attenzione nel 2014 è ricaduta sul Parco Nazionale del Pollino, meraviglioso nel suo genere, situato nel sud dell’Italia. Non starò qui’ a dare spiegazioni sulla sua morfologia, geografia o storia del luogo, basta andare in rete per trovare una moltitudine di informazioni, ma racconterò la mia esperienza personale ed il coinvolgimento emotivo che ho vissuto in questo splendido parco.

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Chi mi conosce bene, sa da quanto tempo sono alla ricerca di alberi dalle forme particolari, anche nei miei video ho sempre cercato di inserire almeno un’albero spoglio, sofferente e solitario, immerso nella notte. Perché come ben sapete io sono totalmente dedito alla fotografia notturna, non per moda, convenienza o altro, ma per vera passione personale. Sono stato uno tra i primi in Italia a praticare questo tipo di fotografia in tempi non sospetti, ed oltre al paesaggio notturno classico sono sempre andato alla ricerca di queste anime senza vita, dalle forme contorte, sinuose e potenti. Questa sofferenza mostrata, racconta tutta la forza della natura sprigionatasi su di esse. L’immensità e profondità di un cielo notturno colmo di stelle innanzi ad un’albero di questa entità mi ha fatto sempre sognare.

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Il problema che mi si poneva è dove trovare tanta maestosità? Mi sono guardato intorno, trovando si degli alberi, ma non come li immaginavo.Vedevo che oltreoceano, nei deserti Californiani o Australiani questi Alberi erano presenti e maestosi, mi domandavo, impossibile che l’Italia in tutta la sua bellezza non ne accolga nemmeno uno. Ho così iniziato una serie di ricerche, inserendo anche annunci pubblici nei vari social, per riuscire a scovare qualcosa che si avvicinasse a quello che avevo in mente. Dopo molte ricerche e segnalazioni arrivate da vari amici, mi accorgo di questo Parco nazionale, in particolar modo rimango colpito dalla forma e potenza di una pianta, che mi ha letteralmente stregato e catturato. Una serie di montagne con a valle dei boschi meravigliosi, ed in vetta oltre i 2000 metri delle insolite e gigantesche piante, stiamo parlando del Pino Loricato,una specie piuttosto rara in Europa, con alcune presenze anche nei Balcani.

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La ricchezza e varietà di alberi dalle mille forme con dimensioni generose, tra l’altro in alta quota  e con scarso inquinamento luminoso, facevano del luogo il mio paese dei balocchi. Da circa tre anni progettavo questa uscita, lo scorso anno rinunciai per scegliere le grotte marine, ma questa volta non potevo più rimandare. Inizio così ad informarmi sulla posizione della zona interessata, consultandomi anche con amici che già conoscevano il posto, ma sopratutto con le guide del parco così gentili da darmi anche il posizionamento gps degli alberi a me più cari. Il problema principale oltre la distanza del parco rispetto alle mie zone, era il raggiungimento di questi Pini Loricati in alta quota. Chiaramente li si poteva raggiungere solo con alcune ore di cammino, tenendo conto anche dell’attrezzatura ed il peso da portare con sé in spalla.

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Sorgeva poi un’altro problema, pernottare più giorni in tenda a 2000 metri di altezza creava dei problemi con l’alimentazione. Per questo motivo ho portato tutto cibo in scatola a lunga conservazione, in questo modo il problema del mantenimento veniva risolto. Nonostante fossi ai confini con la Calabria e per giunta nel mese di Agosto, di notte a quell’altezza faceva freddo. Altro problema che si era presentato la prima notte e che mi aveva fatto preoccupare non poco era stato l’innalzamento di nebbie fitte improvvise, non si vedeva un palmo dal naso.

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Queste uscite come sempre le faccio in solitaria, consapevole dei rischi annessi, ma come le altre cerco sempre di prepararmi bene sia in termini organizzativi, che in quelli fisici e psicologici. Rimanere in queste zone isolate da soli per più giorni può comunque comportare dei piccoli rischi . I sentieri spesso si inoltrano nei boschi, se non si fa attenzione a memorizzare bene i tragitti si rischia di perdersi come già è successo ad altri escursionisti. Parto quindi con la mia Land Rover in direzione Calabria / Basilicata, dopo 8 ore di viaggio con qualche pausa arrivo al Rifugio Fasanelli a circa 1350 metri di altezza, molto bello e confortevole, piuttosto vicino alla zona di partenza per l’escursione. Faccio tappa un giorno al rifugio, e mi riposo con pasti caldi annessi, consapevole  del fatto che mi aspettava un’abbuffata di cibo in scatola freddo per giorni. Il giorno dopo ben riposato dalle 8 ore di guida, parto per la mia avventura solitaria verso la Serra di Crispo, il percorso migliore è quello dal Santuario della Madonna del Pollino, classico e più breve rispetto ad altri percorsi più lunghi (comunque 2/3 ore con 25kg in spalla sono sempre necessari). Si attraversano splendidi boschi, non avrei mai pensato di trovare tanto verde in queste zone, veramente fantastico.

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Seguendo bene il sentiero ben studiato prima ed effettuando alcune piccole pause per riposare dal carico in spalla, raggiungo Serra di Crispo verso mezzogiorno, ma sopra è nuvoloso c’è nebbia e tira un forte vento,insomma tutto il contrario di quello che pensavo. Il cielo si apriva e richiudeva rapidamente lasciando squarci di sole accecante a sprazzi per tutta la montagna. Uno scenario incantevole di fronte hai miei occhi, dei veri ciclopi di fronte a me dalle forme più strane e bizzarre, già sognavo ad occhi aperti su come sarebbero venute le foto.

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La prima cosa da fare era trovare l’albero che più mi interessava, poi successivamente trovare la zona più adatta per appostarsi con la tenda. Voglio precisare che in questi luoghi è vietato piazzare tende ed accendere fuochi. Io ho cercato di essere il meno invasivo possibile, lasciando il minor numero di tracce possibili per non modificare nulla del posto, sono un’amante della natura e la rispetto. Come ho già ammesso durante le notti più fredde,non ho resistito ed ho dovuto accendere un fuoco. Il fuoco è stato acceso con il massimo degli accorgimenti, e ben protetto da una tripla cintola di rocce. Tutto questo,compresa la cenere,sarebbe poi stato rimosso da me alla mia partenza. Il fuoco di notte dà calore e sicurezza, poi quando si è da soli tutte le emozioni si amplificano.

©Home

Piazzo la mia tenda e mi riposo un po’.Sono veramente stanco, cerco di dormire, la notte sarà lunga e fredda e il forte vento è davvero una tortura, sconquassa tutta la tenda e crea forti vibrazioni.Penso anche che se il tempo si sarebbe mantenuto così per più giorni,sarebbe andato tutto a monte e la cosa mi sarebbe pesata non poco psicologicamente.

©Symbiosis

Ho programmato dei giorni in cui potevo avere sia la Luna in fase calante, sia notti stellate senza luna, tutto combinava bene.Durante il giorno mi studio tutto il territorio circostante,gli orientamenti ,le inquadrature,le composizioni e simulo con un software la posizione delle stelle e della via lattea nei punti precisi… insomma mi preparo il lavoro per la notte.

©Vision

Quando arriva la prima notte verso sera (20.00 circa),il cielo si apre in una limpidezza ineguagliabile, sono felice, si prospetta una notte da urlo. Felice faccio cena con una bella scatoletta di piselli e tonno,un panino ed un po’ d’acqua, intanto il sole tramonta e lo scenario diventa sempre più suggestivo. Aspetto che il crepuscolo se ne vada per iniziare i primi scatti, ipotizzo quindi che verso le 22.30 si possa iniziare a scattare. Nel frattempo provo a telefonare la famiglia, ma  il segnale è quasi completamente assente, mi metto allora in tenda ad ascoltare musica ed aspetto le 22.30.

@Pollino

Alle 22.30 in punto esco dalla tenda carico di entusiasmo,pronto per realizzare le mie idee prestampate in testa,ma con spiacevole e terrificante sorpresa noto che si è alzata una nebbia  fitta e in più per completare l’opera si alza un vento pazzesco, veramente una scossa  psicologica negativa per me. Non posso fare altro che aspettare,aspettare,aspettare….immaginate la rabbia e delusione che c’era in me dopo tutto quello sforzo.Iniziavo a avere pensieri negativi e ad affogare nella delusione.Ogni ora mi affaccio dalla tenda nella speranza di vedere almeno una stella, uno squarcio,qualcosa che mi dia speranza, niente… si và avanti così ad oltranza,fino alle 03.00 del mattino. Poi finalmente chi l’ha dura la vince,mai mollare!Si apre il cielo con una limpidezza da ipnotizzarti e i giganti lì,bellissimi,maestosi,sotto un cielo limpido tempestato di stelle. Inizio a scattare da tutte le postazioni da me scelte, alcune anche piuttosto pericolose in bilico suI crinali, per ottenere la giusta inquadratura. Nei tre giorni successivi,tutto fila liscio come l’olio.Riesco pienamente nei miei intenti e porto a casa un bottino veramente notevole. Per la prima volta ho portato Il Pollino agli occhi del mondo, questi scatti sono stati poi pubblicati in oltre 20 nazioni in svariate testate:dall’Inghilterra al Messico.Sono orgoglioso di mostrare le nostre bellezze nazionali, meno esterofilia e più coscienza di ciò che abbiamo.

@Guardian

@-Dawned-Lunar

© Maurizio Pignotti

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